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Discussions et Questions  


Da Enrica a mia madre - 2004/11/10 23:54 Cara Isabella,
dopo averti a lungo scritto di Enrica ora ti scrivo di me attraverso una lettera per mia madre. Grazie per il tuo prezioso aiuto. A presto, Cettina


Cara mamma?

sei stata proprio tu ad insegnarmi che così si comincia una lettera, quando a Roma scrivevamo insieme alla nonna Tina. Tanti anni sono passati da allora e ora che comincio a scrivere una lettera per te mi ritorna il calore di quei momenti in cui mi insegnavi ad amare tua madre perché tu l?amavi molto. Quella nonna io l?ho amata tanto, nonostante non fossi la sua nipote preferita o forse proprio per questo. Ora anch?io ho una figlia ma non credo di poterle insegnare ad amare sua nonna. Forse non posso farlo perché il mio amore per te è inquinato alle radici da tanto dolore che ancora mi porto dentro. Ma proprio perché desidero che il legame che mi unisce a te in modo assolutamente unico sia sincero, pulito, spassionato intendo far parlare la Cettina che ha sofferto e che soffre per poter dare nuova vitalità ed energia alla mia vita e, se possibile, anche alla nostra relazione.
Ancora oggi il mio cuore si dibatte per ciò che avrei voluto quando ero bambina e non ho avuto. So che non si può più tornare indietro ma credo sia giusto che finalmente la piccola Cettina possa esprimere il suo dolore, piangere le lacrime che le sono state negate, gridare i suoi desideri e finalmente placare la sua rabbia e consolare la sua solitudine? Quante volte mi sono sentita sola ed esclusa dal rapporto che c?era tra te ed Alfonso, le sere in cui, di nascosto, lo chiamavi per fargli vedere la televisione mentre credevate che io dormissi, mentre io restavo a piangere nel letto credendomi vittima di un?ingiustizia. Ed avevo paura a restare sola in quella stanza dove si affollavano incubi e zingari immaginari? quanto avrei desiderato che mi facessi compagnia mentre cercavo di addormentarmi! Papà, che era sempre in viaggio per lavoro, mi mancava anche se poi mi terrorizzava con le sue pretese e le sue grida ed io avrei voluto che tu mi aiutassi a non sentirmi schiacciata dalla sua ?grandezza?. Pretendeva da me che fossi grande, che non avessi bisogno di tante coccole, che mettessi il pigiama da sola? che fossi autonoma. Ma io desideravo le coccole? mentre tu ti vantavi con le vicine di casa del fatto che con te i tuoi figli non avessero una eccessiva confidenza. Sembrava che i nostri baci, che i miei baci non ti piacessero, ma io avrei voluto darteli invece, e li avrei voluti da te! Quante volte poi quando Alfonso mi stuzzicava tu mi ritenevi responsabile e finivi per dare la colpa a me? e ancora mi sentivo ingiustamente trattata e per questo piangevo, piangevo per la mia solitudine e la mia rabbia. Ma le mie lacrime non avevano diritto di esistere. Mi dicevi ?se piangi muori perché ti si strozza l?ernia? oppure se piangi morirà papà, perché con il tuo pianto sarai di malaugurio?. Insomma non potevo sfogare il mio dolore, non potevo sperare che le mie lacrime fossero consolate perché questo speravo, che tu ti commuovessi quando piangevo e che mi coccolassi. Invece il mio pianto poteva solo provocare morte: la mia o quella di papà. Mi è mancato il tuo conforto!
E crescendo quando orami ero una ragazzina che si affacciava al mondo quanto avrei voluto sentirti vicina mentre invece eri come un controllore che si aspettava da un momento all?altro un mio tradimento o una malefatta. Sono arrivate le tanto desiderate mestruazioni e ho sofferto molto per quei laceranti dolori. Anche allora avrei voluto sentire il tuo calore, un tuo abbraccio, desideravo un massaggio alla pancia o alla schiena e invece mi sono sentita diversa e sbagliata perché ciò che mi hai detto come prima cosa è stata che tu non avevi mai sofferto in quel modo. Avrei voluto averti vicina come compagna, amica e invece eri sempre più lontana e su un piedistallo: mi sembravi perfetta, capace di reggere qualsiasi colpo, qualsiasi dolore fisico e qualsiasi offesa. Quante volte hai criticato la mia eccessiva buona fede, e la facilità con cui accordavo fiducia agli altri. Per te bisognava e bisogna sempre diffidare di tutti perché tu ha più esperienza e sai meglio di me come vanno le cose. Mi sarebbe piaciuto che tu mi sentissi capace di valutare persone e situazioni, se tu avessi apprezzato la mia capacità di giudizio avrei anch?io cominciato ad avere fiducia nel mio intuito e nelle mie scelte. Mi ha braccato quando ho tentato di fare una psicoterapia che mi salvasse dai miei attacchi di panico perché sei convinta che tutti questi psicologi non fanno che ?spillarti soldi e ti rendono schiava? e lo hai fatto quando cercavo di trovare la mia strada vivendo una esperienza più che pulita con Enzo Castiglione. Quanto mi è mancato il rispetto per la mia libertà e la mia persona.
E in tempi più recenti? all?inizio della gravidanza quando tremavo all?idea di poter perdere la mia bambina, non sopportavi la mia debolezza, le mie lacrime, dovevo essere forte ed io non mi sono sentita all?altezza della situazione. Avevo bisogno di conforto, aiuto silenzioso ed invece eri pronta a dirmi ciò che dovevo fare proprio perché, forse, non mi consideravi capace di fare la cosa migliore. E quanto è stato doloroso sapere da Letizia che temevi che non avrei retto i dolori del parto. Ancora una volta non hai avuto fiducia in me e mi hai considerata incapace mentre io avevo bisogno che tu credessi nella mia forza. E con Enrica poi? ti scandalizzavi quando accorrevo davanti la sua culla anche per un minimo sussulto, dicevi che l?avrei viziata se la tenevo troppo in braccio insomma continuavi ad esprimere i tuoi pensieri che mi facevano sentire disapprovata e giudicata. Per non parlare poi dell?allattamento che quando ha superato i limiti di tempo da te considerati giusti è diventato un ulteriore bersaglio per cui hai finito per raccomandarmi di non allattarla davanti a te. La cosa che più mi dispiace è di no avere la libertà interiore per potermi far scivolare addosso le tue parole. Ciò che più mi addolora è essere schiava delle tue parole, schiava dei tuoi pensieri che per me acquistano un valore superiore ai miei stessi pensieri. Vorrei potermi liberare da questo giogo che mi impedisce di vivere una vita libera e felice, vorrei toglierti dal piedistallo e vorrei smettere di considerarti un idolo ma solo una madre che ha fatto del suo meglio con tutto il peso e i limiti legati alla propria storia. Vorrei finalmente mettere la mia vita al centro di tutto per camminare sulle mie gambe, pensare con la mia testa e scegliere finalmente certa che ciò che io penso sia la cosa migliore per me e la mia famiglia. Grazie per avermi fornito numerose occasioni di crescita.
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